Le Colonne d’Ercole

Le Colonne d’Ercole simboleggiano il limite. Il limite che Dante descrive come «ciò che l’uom più oltre non si metta». Un limite fisico che diventa un limite geografico, un confine. Al di là di quella piccola soglia (“picciola vigilia”, ancora citando Dante) non sappiamo cosa c’è, ma abbiamo solo la consapevolezza che avventurarsi oltre rappresenta un rischio. Il vero limite, in realtà, non è geograficoplusultra. Il vero limite è dentro ognuno di noi. Ognuno posiziona la linea di demarcazione dove meglio crede, dove fa più comodo, dove non dà troppo impiccio. Spesso posizioniamo il limite ad una distanza minima, rassicurante, protettiva. Nec plus ultra. Rimaniamo fermi nelle nostre convinzioni, con le nostre regole, con le nostre verità. E’ umano e comprensibile. Forse anche giusto. Qualche volta, però, ogni tanto, forse tantissimo, eventualmente una volta sola nella vita, bisognerebbe trovare un pizzico di coraggio e spostare un po’ più in là quel confine. Bisognerebbe esplorare un pezzo di mondo più lontano, bisognerebbe esplorare un pezzo di noi che non sappiamo di avere. Come? Non c’è una regola. I confini di ognuno sono diversi. Non hanno le stesse forme, le stesse dimensioni, gli stessi sistemi di riferimento. L’importante è riconoscerli e provare a superarli. E’ un modo per dare a se stessi la prova di esistenza in vita. Per quel che mi riguarda ho deciso che le mie Colonne d’Ercole sono proprio lì, dove la mitologia le ha collocate e proverò ad arrivarci. Mi piacerebbe raggiungere il mio limite e dare un’occhiata “oltre”. Il caso ha voluto che avrò un mese a disposizione. Abbastanza per partire dall’Italia con la mia bici e pedalare fino lì. Ci voglio arrivare in bici, sì, perché i limiti non possono essere troppo semplici da raggiungere. Vanno conquistati lentamente, pedalata dopo pedalata. Andare in bici è un modo per conoscere i posti, le persone, i paesaggi e, contemporaneamente, conoscere meglio se stessi. C’è tempo e spazio per i propri pensieri, troppo spesso pressati dalle corse della quotidianità del piccolo mondo nel quale il nostro limite ci ha rinchiuso. E così, il 2 maggio sarò in Liguria (la regione dove sono nato), da lì inforcherò la mia bici e affronterò questo viaggio. Proverò anche a raccontarlo, magari senza troppe pretese.

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