Un mese, trenta giorni e un referendum alla partenza.

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Un mese. Trenta giorni esatti. Non è poco, ma bisogna iniziare a mettere a punto un po’ di questioni organizzative, che per uno disordinato come il sottoscritto sono una bella gatta da pelare. Intanto, proprio oggi, è partito l’ordine per la divisa ufficiale, a cui hanno contribuito Cristina Marsili con lo splendido disegno e Matteo Di Cocco, con la grafica (e nonostante i mei continui tentativi di intralcio). Oggi ho anche fatto una settantina di chilometri con le borse “a pieno carico”, per abituarmi all’assetto da viaggio. Stavo riguardando il percorso. Parto dal mare, da Genova, e arrivo al mare, a Gibilterra. Il mare è sempre lo stesso: il Mediterraneo. Ed è un mare caratterizzato da una straordinaria biodiversità, ma anche da una particolare vulnerabilità, considerata la sua caratteristica di mare sostanzialmente “chiuso” e la notevole pressione antropica lungo la stragrande maggioranza delle sue coste. Ha svolto per millenni un ruolo centrale nella storia dell’umanità e ancora adesso l’economia di molti paesi costieri dipende in buona parte da lui. Per continuare a svolgere questo ruolo è necessario che sia, come dire, in salute. Ed è importante mandare un segnale per chiederne la massima tutela. Questo segnale può essere dato con la consultazione referendaria del 17 aprile. Conosco le obiezioni del fronte del “no” (in realtà scaltramente trasformato in fronte dell’astensione) e non intendo argomentare in questa sede i singoli aspetti (12 miglia, rinnovo concessioni, conseguenze sul piano occupazionale, domanda interna di energia, ecc.). Voglio limitarmi ad affermare che quando si fanno delle scelte bisogna stabilire delle priorità. Le mie priorità sono la salvaguardia ambientale, la scelta di puntare su forme di economia sostenibile, a cominciare dal turismo, l’esigenza di cambiare modello di sviluppo partendo dal tipo di approvvigionamento energetico. Il modello attuale, quello “fossile”, mette in primo piano gli interessi di affaristi e speculatori, come dimostra l’imbarazzante vicenda del ministro dello sviluppo economico. La vittoria del SI’ assumerebbe un importante significato politico, che il legislatore dovrebbe interpretare come una chiara indicazione ad abbandonare quel modello. Sempre che il legislatore scelga di rispettare la volontà popolare, cosa tutt’altro che scontata, come dimostra l’iter legislativo della legge per la ripubblicizzazione dell’acqua, chiesta a gran voce con i referendum del 2011. In ogni caso io andrò a votare e voterò sì, perché il 2 maggio e tutte le altre volte che con la mia bici mi affaccerò sul Mediterraneo potrò guardare il mare e pensare di aver fatto la cosa giusta.

fermaletrivelle

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