M49, nato libero

Meglio una sigla, un matricola, una breve, arida sequenza alfanumerica. Sia mai sorgessero forme di empatia verso una creatura, la cui unica colpa è di essere sé stesso: un animale selvatico. Criminalizzato mediaticamente, braccato politicamente, demonizzato sui social, lui – in realtà – al momento non ha ancora né ucciso né ferito nessun umano. E in Italia, a quanto mi risulta, neanche quelli della sua specie negli ultimi 20, 30 o 50 anni. Mentre quelli della nostra specie ne hanno ammazzati una ventina solo nelle ultime 72 ore. Gente magari la cui pericolosità era già sufficientemente chiara anche prima, come l’uomo già condannato per stalking che è andato in un locale pubblico a freddare la sua ex, colpevole probabilmente di non volere essere considerata una proprietà, o il criminale con precedenti penali per porto abusivo di armi e traffico di sostanze stupefacenti al quale avevano ritirato la patente e che girava impunemente a bordo del suo SUV col quale ha falciato due bambini in pieno centro abitato (entrambi italianissimi, eh). Ma no, quello che ci fa paura è un orso. E allora mettiamo in piedi la nostra poderosa macchina di sicurezza e riusciamo a catturare il temibile predatore e a metterlo in gabbia. Da una parte noi, con il nostro straordinario spiegamento di uomini, mezzi, risorse, tecnologie, intelligenza, dall’altra lui, un animale, stupido (per noi), solo e senza difese. Uno scenario da film, in cui viene spontaneo stare dalle parte del più debole. Soprattutto se lui, armato unicamente del suo istinto, riesce ad evadere dal carcere di massima sicurezza che avevamo allestito apposta per lui e a far perdere le tracce, liberandosi anche del radiocollare. Ora la sentenza immediatamente comminata per avere fatto quello che chiunque farebbe al suo posto – fuggire da un’ingiusta detenzione – è la condanna alla pena capitale. E ancora una volta la nostra potentissima poco gioiosa macchina da guerra (cit.) si armerà fino ai denti per inseguire, stanare e finalmente abbattere il nemico del giorno (ne serve sempre uno verso il quale indirizzare le nostre paure). Non essendo un film, il destino è segnato e un finale già scritto attende l’involontario protagonista di questa crudele storia. Intanto finché il nostro orso continuerà ad inseguire il suo sogno di libertà io non posso fare altro che tifare per lui.

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