Contrordine ragazzi, abbiamo scherzato.

Dimentichiamo per un attimo i negazionisti, che non sono pochissimi, hanno senza dubbio una discreta capacità di condizionamento, ma restano comunque una minoranza, che per il proprio egoismo ha deciso di ignorare (o quantomeno minimizzare) le evidenze scientifiche. Tutti gli altri si dichiarano molto attenti alle tematiche ambientali e quando Greta Thunberg ha iniziato ad avere visibilità sui media, hanno cominciato a citarla, apprezzarla, omaggiarla, contendersela, facendo proprie, con vigore, le istanze di una ragazzina di 16 anni (magari dopo avere ignorato per anni i report e gli studi dei più autorevoli centri di ricerca). Esponenti politici e rappresentanti delle istituzioni, a tutti i livelli, si sono rincorsi in tutti i canali di comunicazione possibili (tv, giornali, radio, internet) a suon di dichiarazioni a sostegno della battaglia di Greta: “Il momento è adesso”, “Lo dobbiamo alle future generazioni”, “Abbiamo una responsabilità enorme”, “Bisogna fermare il cambiamento climatico” e via sentenziando.

Poi, quando qualcuno, anche timidamente, prova a fare un piccolo, piccolissimo passo che vada nella direzione corretta per invertire quella rotta giudicata unanimemente suicida, ecco che si alza una feroce levata di scudi per fermare quel timido tentativo.

E quindi guai a mettere una microtassa sulla plastica, perché affossa un settore, affama le famiglie, distrugge l’economia. Men che mai provare a ridurre le agevolazioni fiscali (attenzione, non a tassare, ma riequilibrare il sistema) nei confronti dei combustibili più inquinanti e, soprattutto, maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici: si tartassano cittadini e imprese. Non provate ad intervenire sui fringe benefit (benefit significa vantaggio, ridurlo o eliminarlo significa ripristinare un meccanismo di equità) ambientalmente dannosi: apriti cielo, falliranno società e imprese. Per non parlare di qualsiasi ipotesi di revisione degli insostenibili modelli che ci hanno portato a questo punto (urbanistico, infrastrutturale, trasportistico, energetico). Per ogni possibile tentativo si leverà solerte una voce – la stessa magari che qualche giorno prima osannava Greta e i “nostri ragazzi” – a difesa degli interessi di questa o quella categoria. Perché i principi e gli ideali sono tanto belli, ma i voti lo sono di più.

E quindi, contrordine ragazzi. Abbiamo scherzato. Il problema non è poi così grande. Non adesso, almeno. Lo sarà domani. E non sarà (più) un problema nostro, ma sarà un vostro problema.

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