Il Percorso delle Fonti, un gioiello restituito alla Comunità.

Salvo rare e felici eccezioni l’approccio italico nei confronti di tutto ciò che pubblico (istituzioni, beni, servizi, ecc.) è sostanzialmente egoista: pretenzioso, arraffone e maneggione quando si tratta di beneficiare del fatto che esista un’organizzazione pubblica la cui finalità è quella di garantire un sensibile miglioramento della qualità della vita dei cittadini e furbo e menefreghista quando si tratta di contribuire alla costruzione ed efficientamento di quel sistema. Quindi il “pubblico” (che può essere lo Stato, la Regione, il Comune) ci deve garantire il servizio sanitario, il trasporto, l’istruzione, le infrastrutture, i ristori, i bonus e via dicendo. E se non lo fa in maniera adeguata siamo sempre pronti a segnare con la matita blu (o rossa, non ricordo mai cos’è più grave) gli errori, i limiti e i malfunzionamenti. Però il pubblico diventa improvvisamente distante quando dobbiamo pagare le tasse, rispettare le regole del Codice della Strada, svolgere con impegno il nostro lavoro quando a pagarci è proprio la struttura pubblica, fare correttamente la raccolta differenziata o abbandonare i rifiuti dove capita.

Non intendo parlare di questo, soprattutto in questa fase storica in cui la pandemia è riuscita a renderci, non dico peggiori, ma migliori mi sentirei di escluderlo. Intendo invece parlare di una di quelle rare e felici eccezioni e che riguarda Labico.

Il territorio labicano è stato interessato negli ultimi decenni da una consistente – e non proprio razionale ed equilibrata – espansione urbanistica. Al netto di qualunque altra valutazione, un dato è inoppugnabile: Labico – consumando una gran parte del proprio suolo, sottratto alle sue funzioni naturali – si è fortemente antropizzato, lasciando (quasi) incontaminate solamente piccole porzioni del proprio territorio. Tra queste una particolarmente meritevole di attenzione, valorizzazione e tutela è l’area interessata dalla presenza di antiche fonti e qualche interessante testimonianza storica, lasciata per molti anni all’incuria, all’abbandono e al degrado. Un piccolo patrimonio che sarebbe stato sprecato, in un’ottica in cui il pubblico non riesce ad occuparsene (perché manca la forza, la voglia, le risorse o chissà che altro) e in cui nessun altro se ne occupa perché il bene è pubblico (quindi di tutti noi) e se ne devono occupare le istituzioni (quindi qualcun altro).

E invece negli ultimi anni si è creata una straordinaria intesa tra associazioni e cittadini sensibili e attenti al bene pubblico e un’amministrazione responsabile e collaborativa che ha permesso di portare avanti un progetto di recupero e riqualificazione di un vero e proprio gioiello della nostra piccola comunità: il Percorso delle Fonti. Stiamo parlando un gruppo di persone che ha investito il proprio tempo e le proprie capacità per fare qualcosa a favore di tutti noi, applicando in modo corretto il concetto di “bene comune”, ossia di un bene che appartiene a tutti e di cui tutti si devono (o dovrebbero) occupare per preservarne il valore. Questo “bene comune” ora è nella disponibilità di tutti noi, è un valore aggiunto di cui possiamo fruire e da cui possiamo trarre vantaggio. E’ quello che viene definito un “servizio ecosistemico”, qualcosa che – purtroppo – al momento viene ignorato dal nostro modello economico, nonostante la grandissima importanza degli incommensurabili benefici che ci garantisce la natura. Uno di questi è il piacere che ci può regalare una passeggiata lungo il percorso delle fonti, che ci procurerà un doppio benessere, fisico e mentale.

Il minimo che si possa fare, quindi, è di dire grazie a tutti quelli che si sono impegnati nella restituzione alla collettività del “Percorso delle Fonti”. Adesso ognuno di noi dovrà fare un piccolo sforzo per custodirlo e valorizzarlo.

Nota: quella che vedete è una variante ridotta del percorso, della durata di un’ora circa.

https://www.wikiloc.com/walking-trails/giro-delle-fonti-ridotto-62129741

 

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