Le origini. Basilicata coast to coast 2012

Le origini. Basilicata coast to coast 2012

10867886266_9cb1517834_oProbabilmente le origini di questo viaggio verso Gibilterra saranno nascoste molto, molto prima che io conoscessi il folle protagonista di questo blog. Forse dal momento in cui “lei” è entrata nella sua vita, l’idea di questa impresa era già scritta… ma mi piace pensare che una delle spinte più importanti ci sia stata nel 2012, quando, dopo qualche mese di preparativi più o meno seri, insieme a tanti pazzi compagni di viaggio, abbiamo dato vita al progetto Coast to Coast. A giugno del 2012, infatti, bici in spalla, con treno, camion e pulmino, siamo partiti in trenta dal nostro paesino (e non solo) alla volta della Basilicata, per ripercorrere in buona parte le tappe del film Basilicata Coast to Coast in sella ad una bicicletta. Un’avventura sorprendente ed emozionante che ci ha fatto innamorare di questo “mezzo di trasporto” (ma la definizione mi pare riduttiva), che fa piangere e ridere, correre e faticare, che può essere una zavorra dalla quale vorresti liberarti al più presto, ma poi diventa la compagna che non vorresti mai lasciare. Una settimana nel caldo lucano che nessuno avrebbe immaginato così intensa e così tanto ben riuscita, che oltre a dare inizio alle avventure che da lì saranno seguite, ha creato un vero gruppo di amici che faticano a non vedersi per troppo tempo….

001_i nostri mezziÈ Tullio che, con la cartina in mano, ha disegnato le tappe di questo viaggio, dimostrando una decisa propensione per percorsi in salita (che sulla carta sembrano sempre meno dure della realtà), dove è la fatica a farla da padrona. Forse voleva farci fuori dopo la prima tappa, ma, ahilui, siamo sopravvissuti e non gli ci siamo più staccati dalle costole.

012_CracoSiamo partiti da Maratea il 9 giugno del 2012 per arrivare a Scanzano Ionico, nella famosa piazza del film, il 12 giugno. In quei quattro giorni abbiamo attraversato la piccola regione del Sud Italia (che esiste, esiste davvero, ed è bellissima) inebriandoci dei suoi odori, dei suoi colori, del suo calore (e ripromettendoci per questo di tornarci, prima o poi). Dal mare siamo saliti nell’unica vetta della Regione, il Monte Sirino, per goderci un’inaspettata serata di musica e balli, dopo chilometri di fatica totale. Poi ci siamo lanciati verso Tramutola, passando per Moliterno e Grumento (qui senza trovare nulla, se non una paurosa salita….) e affrontando anche qualche rovinosa caduta… :D. Da Tramutola poi via verso Aliano… la struggente Aliano. Una piccola realtà densa di emozioni indescrivibili. Per me che scrivo, la tappa e il traguardo più bello si possono riassumere lì, ad Aliano. Dove pensavo di cedere e invece, ferita e malconcia, sono arrivata, tornante dopo tornante, nel paese delle case con gli occhi e di Carlo Levi. Per arrivare ad Aliano però, non possiamo dimenticare l’imponente diga del Pertusillo e la strada, pregna del profumo di ginestre, per arrivare ad Armento. Su quella strada è nata una famosa massima, poi rimasta nella storia dei nostri viaggi: “fate finta di essere vivi”. E infine l’ultima tappa, da Aliano a Scanzano Ionico, estenuante e strepitoso riassunto dell’avventura lucana, dove ci s10867931365_9c07d30c5b_oiamo imbattuti in Craco… che se non ci si è stati non ne si può capire la bellezza e la malinconia. E poi via, verso la super strada, pianeggiante ma lunghissima, che ci ha portato all’arrivo…. A realizzare questo piccolo grande sogno a due ruote.

E quello è stato solo l’inizio. Ecco sì, insomma, mi piace pensare che “Alle Colonne d’Ercole” nasca in qualche modo da questo primo viaggio coast to coast, nel quale Tullio ha dimostrato a tutti noi il suo masochismo in bicicletta…. E se questa impresa verso Gibilterra ha voluto farla da solo un motivo ci sarà: non oso pensare ai dislivelli effettivi del suo percorso!

Eleonora

Eleonora

Vabbè… chiudo questa piccola cosa  – scritta tra una ninna nanna e una poppata – con qualche pensiero di quel 2012, scritto proprio da Tullio, per rendere più chiare le emozioni di quel viaggio a tutti quelli che avranno voglia di leggere… o ricordare…

Eleonora

 

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Il momento più bello.

A me questa vacanza è iniziata a piacere subito. Molto prima che iniziasse sul serio. Mi è piaciuto quando ha iniziato a prendere forma, da qualche parola buttata lì, un po’ per scherzo e un po’ per caso. Di quelle che si dicono, tanto per dire. Di quelle, che dopo averle dette, c’è sempre di mezzo un mare. E magari non si fanno. Il trucco è stato quello di spostare il mare. Non lasciarlo in mezzo, ma metterlo ai lati. E tra il mare e il mare c’è in mezzo il fare, anzi il pedalare.

E’ bastato parlarne, per suscitare un entusiasmo immediato e contagioso. E un momento bello è stato quello di aprire la mappa della Basilicata e iniziarla ad esplorare, per un percorso che non fosse solo ciclistico, ma di scoperta, di conoscenza, di arricchimento. Un momento che è durato mesi. Un’attesa piacevole di alcune persone, che in quei mesi sono diventate tante e hanno fatto “gruppo”, prima ancora di partire, già dagli allenamenti. Perché la bellezza del viaggio è stata anche la sua preparazione. Quella logistica, con l’elaborazione delle tappe e l’individuazione degli alloggi, e quella “atletica” (virgolette d’obbligo), con appuntamenti fissi in cui abbiamo iniziato a scoprire il piacere di stare insieme. E il gruppo era già pronto quando l’attesa è terminata ed è iniziato il viaggio vero e proprio. Chi su ferro, chi su gomma. Non riesco a dimenticare la sensazione da “notte prima degli esami”, che questa cosa “da matti” potesse non piacere. Ché mica si va in vacanza per stare a disagio o per soffrire. Dove siamo finiti? Non c’è l’acqua calda. Non ci sono gli asciugamani. Quello russa. Il cellulare qui non prende. Bastavano una o due persone normali per rovinare tutto. Non ce n’erano. O si sono mimetizzate bene. Meno male.

Poi è stato tutto un susseguirsi di momenti belli. Ognuno con il suo perché. Dai risvegli (buongiorno piccioncini…), alle colazioni insieme, alle faticose salite, alle divertenti discese (a non cascare), ai panorami mozzafiato della Basilicata, alle straordinarie persone incontrate per strada, alle chiacchierate tra pedalatori, alle interminabili serate lucane (adrenalinica quella sul Sirino, ma ognuna con una sua bellezza tutte le altre) all’impagabile disponibilità di chi, non pedalando, ha reso molto più confortevole la parte ciclistica del viaggio (una bottiglia di acqua fresca su una salita assolata non ha prezzo…). In bicicletta di bello c’è sempre l’arrivo. Ogni singolo arrivo. Ognuno di una bellezza diversa. La scoperta dei luoghi, la contentezza di aver superato una salita (le poche che abbiamo incontrato ;-)), la personale soddisfazione di tagliare un traguardo in compagnia dei tuoi figli. L’arrivo a Scanzano è stato quello che ha messo insieme tutto. E’ stato bellissimo arrivare e vedere tutti pronti sulle proprie bici unirsi agli ultimi arrivati e comporre – forse per la prima volta dall’inizio della pedalata – l’intero gruppo: una massa pedalante, allegra e colorata che ha percorso il viale ed è entrata trionfalmente nella stessa piazza in cui si era svolta la scena finale del film a cui era ispirato il nostro viaggio. E’ stato lì che è arrivata la consapevolezza che il viaggio era davvero finito, è stato lì che si è sciolta la tensione, è stato lì che si è affacciata un’emozione, partita con un brivido dalle gambe (la stanchezza), passata dalla bocca dello stomaco (saranno le albicocche), è salita su con un groppo alla gola (che sete, ragazzi) per uscire con alcune lacrime (‘sti moscerini lucani).

 

Il momento più brutto.

Essermi reso conto che a Scanzano non c’erano moscerini.

Tullio

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